Blog: http://Endimione.ilcannocchiale.it

Ora e allora

Le cronache romane di Ingeborg Bachmann (scritte per la radio di Brema tra il 1954 e il 1955, che costituiscono la prima parte del libro Quel che ho visto e udito a Roma) sono un interessante spaccato del nostro paese di quegli anni, e rivedere con gli occhi di una straniera l’Italia di allora è un esercizio che getta luce anche sull’oggi. Se ne ricavano tra l’altro due idee contrapposte ma che si abbracciano con ovvio agio: che, rispetto ad allora, qualcosa è rimasto uguale e qualcosa è cambiato.

 

Del primo caso è l’esempio di “qualcosa di strano, visto con occhi tedeschi addirittura incomprensibile”. La primogenita dell’ex re d’Italia Umberto II, Maria Pia di Savoia, sta per sposare il figlio dell’ex sovrano di Iugoslavia Alexander Karageorgewitsch. Com’è possibile, si domanda la cronista, che ci sia una così grande ed entusiasta partecipazione popolare a questo evento, quando solo pochi anni prima tramite il referendum gli italiani hanno mandato in esilio la famiglia reale in favore della repubblica? La spiegazione che ce ne dà è “la predilezione degli italiani per lo sfarzo e il fulgore, per la messa in scena, in poche parole – per le manifestazioni esteriori della monarchia”. Nonostante i cambiamenti, aggiunge, il tradizionalismo del popolo è molto radicato. L’immobilità nell’apparente cambiamento è quel tratto gattopardesco che conosciamo bene ancora oggi, quando le nuove propaggini di quella stessa schiatta vengono ancora osannate in pubblico.

Altri episodi riportati, al contrario, sono più sorprendenti. Per esempio, parlando dell'imminente elezione di un nuovo presidente della repubblica dopo il settennato di Luigi Einaudi, Bachmann ricorda come avvenne la sua salita al Quirinale: “L'Italia è un paese laicistico. I democristiani avevano quindi rinunciato a presentare un candidato, non volendo destare l'impressione che questo stato laicistico venisse indirettamente influenzato dalla chiesa. L'accordo a favore dell'anziano liberale piemontese era stato raggiunto in tempi relativamente brevi”. Da questo e da altri episodi simili si ricava l'idea che la maggior parte della classe politica dell'epoca, per quanto potesse promuovere idee odiose e, allora come oggi, terribilmente più conservatrici degli altri conservatori d'Europa, mantenesse comunque una certa serietà nell'affrontare la cosa pubblica, che se si serviva di deplorevoli astuzie e ignobili sotterfugi almeno scansava cialtroneria e dilettantismi, e che avesse soprattutto un'idea di limite, di ciò che non può essere fatto, un rispetto di certe forme che voleva dire però anche salvaguardia di una sostanza. Cosa che, ovviamente, nella classe che ci governa oggi è completamente andata persa.

Pubblicato il 9/3/2010 alle 17.0 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web